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Luigi Sturzo (1871-1959)
       
martedì 06 dicembre 2011

Luigi Sturzo nacque a Caltagirone (Catania) il 26 novembre 1871 da una famiglia della aristocrazia agraria. Frequentò i seminari di Acireale e Noto. La pubblicazione della Rerum novarum (1891), prima enciclica sulla condizione operaia, e lo scoppio delle rivolte dei contadini e degli operai delle zolfare siciliane, i cosiddetti Fasci siciliani dei lavoratori, spinsero Sturzo ad orientare i suoi studi verso l'impegno sociale. Il 19 maggio del 1894 fu ordinato sacerdote dal vescovo di Caltagirone e nel 1896 ottenne la laurea in teologia alla Pontificia Università Gregoriana.  Il giovane Sturzo assunse subito posizioni entusiastiche nei confronti di Leone XIII, il papa della Rerum novarum. Allo stesso tempo si mostrò assai critico rispetto allo Stato liberale, al suo centralismo, all'assenza di una politica per il Mezzogiorno.
Nel 1895 Sturzo fondò il primo comitato e una sezione operaia nella parrocchia di S. Giorgio di Caltagirone. All'interno dell'Opera dei Congressi sostenne il non expedit che interpretò come fase di transizione all'impegno politico, "preparazione nell'astensione". La lotta per le autonomie comunali fu per Sturzo la scuola ideale per la formazione politica. Nel 1897 istituì a Caltagirone una Cassa Rurale dedicata a San Giacomo e una mutua cooperativa, iniziativa che diede fastidio ai liberali conservatori e ai proprietari terrieri. Fondò anche il giornale di orientamento politico-sociale "La croce di Costantino". Tra i redattori vi fu anche il fratello, Mario Sturzo, futuro vescovo di Piazza Armerina. Quest’ultimo era un uomo estremamente colto, d’intelligenza sottile, autore di saggi, romanzi e racconti. Oltre ai consensi il giornale suscitò le ire dei massoni a causa del metodo coraggioso che usava Luigi Sturzo per ottenere i consensi, quindi il 20 settembre 1897 bruciarono una copia del giornale, nella piazza principale di Caltagirone.

Con i fatti di maggio del 1898, le repressioni antioperaie di Bava Beccaris a Milano, gli stati d'assedio nelle principali città, si comincia a delineare l'impossibilità della convivenza all'interno dell'Opera dei Congressi fra conservatori e democratici cristiani.
Nel 1900 Sturzo tenne nel seminario di Caltagirone un ciclo di lezioni sul testo "Principi di economia politica" del gesuita Matteo Liberatore, uno dei redattori della Rerum novarum, in cui esprime la convinzione che la diffusione di "un gran numero di operai-proprietari" sarebbe stato fattore di stabilità sociale. Sturzo insegna anche la filosofia di Rosmini, nonostante l'opera principale del Roveretano, "le Cinque piaghe della Chiesa", fosse messa all'indice. Nei primi anni del secolo collaborò al quotidiano cattolico palermitano "Il Sole del Mezzogiorno" distinguendosi tra i meridionalisti più battaglieri, accanto a Salvemini e a Nitti.
Le tesi di Sturzo furono a favore di un decentramento regionale amministrativo e finanziario e di una federazione tra regioni; privilegiò inoltre la lotta sociale, tramite l'organizzazione della resistenza contadina e del credito agrario attraverso le casse rurali e le cooperative in vista della crescita di una piccola e media proprietà agricola, a fianco della quale doveva svilupparsi anche la piccola e media industria. Il Comune rappresentò, secondo Sturzo, la vera base della vita civile, libero dalle ingerenze dello Stato, non ente burocratizzato con funzioni delegate, ma gestore delle proprie attività economiche, a cominciare dai servizi pubblici, autentica espressione di governo amministrativo locale.

Nel 1905 Sturzo fu nominato consigliere della Provincia di Catania. Dal 1905 al 1920 ricoprirà anche la carica di pro-sindaco di Caltagirone.
Il discorso di Sturzo "i problemi della vita nazionale dei cattolici" pronunciato a Caltagirone il 24 dicembre 1905, segnò uno spartiacque tra la vecchia posizione dei cattolici obbedienti alla norma del "non expedit" e la nuova fase storica, che avviò la formazione di un partito laico, democratico e costituzionale di ispirazione cristiana. Sturzo nei suoi scritti delineò infatti le caratteristiche del partito dei cattolici, la cui fisionomia verrà precisata nell'appello "A tutti gli uomini liberi e forti" e nel programma del nuovo Partito Popolare Italiano (PPI) del 1919. Nel 1915 Sturzo fu eletto vice presidente dell'ANCI - Associazione Nazionale dei Comuni italiani.
Nel primo Congresso del Partito Popolare (Bologna, 1919), Sturzo ribadì il carattere laico e aconfessionale del partito e precisò la sua concezione dello Stato, una concezione diversa da quella degli altri movimenti politici italiani fra cui il fascismo. Nel congresso del PPI che si tenne a Venezia, Sturzo tracciò le linee della riforma regionalista dello Stato.
Tra il primo ministero Mussolini e il Congresso di Torino (1923) si colloca il più importante discorso di Sturzo sulla questione meridionale, pronunziato a Napoli il 18 gennaio 1923, in cui sostenne che il bacino del Mediterraneo era il naturale ambito di espansione dell'economia del Mezzogiorno. Dopo il Congresso di Torino, Sturzo prese posizione contro la legge elettorale maggioritaria (legge Acerbo), scatenando la forte reazione dei fascisti ed una violenta campagna stampa. Il Segretario di Stato, cardinale Gasparri, lo invitò a dimettersi dalla carica di segretario politico del PPI. Il gruppo parlamentare votò a favore della legge, contravvenendo al precedente deliberato di astensione. Durante la campagna per le elezioni dell'aprile 1924, Sturzo lavorò attivamente, in qualità di membro della Direzione del Partito, per la sua affermazione. Il PPI pur posizionandosi come il più forte per numero di suffragi decise di porsi all'opposizione.

Dopo il delitto Matteotti, Sturzo sostenne la tesi di De Gasperi, segretario politico del PPI, sulla possibilità di collaborazione con i socialisti. Gravemente minacciato dai fascisti, Sturzo venne invitato dal cardinale Gasparri a lasciare l'Italia. Il 25 ottobre 1924, partì dunque alla volta di Londra. Il soggiorno londinese si trasformò difatti in un lungo esilio. Il discorso del 30 marzo 1925 segnò l'inizio di un nuova fase politica, in cui fu posto l'accento sulla salvaguardia dei princìpi più che sulle formule politiche. Il fascismo fu subito visto come l'aspetto "più grave" di un conflitto fra reazione e democrazia che coinvolgeva l'intera Europa. Negli anni dell'esilio londinese Sturzo condusse la sua battaglia antifascista sulle pagine di "People and Freedom" e attraverso l'"Aube"; criticando duramente la guerra decisa da Mussolini contro l'Etiopia. Prese pure posizione sulla guerra civile spagnola contro l'insurrezione dei generali, denunciando il pericolo del nazismo per la civiltà europea e la pace nel mondo, condannò la debolezza delle democrazie di fronte alla politica aggressiva di Hitler, vide nella Conferenza di Monaco le avvisaglie del conflitto imminente. Sostenne convintamente la politica di intervento di Roosevelt nella guerra contro Hitler e Mussolini, al fianco delle armate sovietiche.

Scoppiata la seconda guerra mondiale, Sturzo fu costretto ad abbandonare Londra per New York, ove giunse il 3 ottobre 1940. Durante i sei anni di esilio americano, fondò un'associazione di cattolici democratici, l'American People and Freedom, strinse rapporti con gli esuli raccolti nella Mazzini Society - tra i quali Gaetano Salvemini e Lionello Venturi - e con il mondo accademico degli USA. L'attività che lo impegnò maggiormente fu quella di convincere gli USA a distinguere fra fascismo e popolo italiano. Si impegnò dunque per un trattato di pace "senza umiliazioni e vessazioni". Ritornato in Italia nel 1946, Sturzo non entrò a far parte della neonata Democrazia Cristiana, pur mantenendo rapporti, non sempre facili, con i suoi maggiori esponenti. Si dedicò ad un’intensa attività pubblicistica sui maggiori quotidiani nazionali per la ricostruzione ed il rafforzamento dello Stato democratico. Il 17 dicembre 1952 Sturzo venne nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, aderendo al Gruppo misto del Senato.
Morì a Roma l'8 agosto 1959. Oggi è sepolto nella sua Caltagirone nella Chiesa del Santissimo Salvatore.
Fonte: Istituto Luigi Sturzo

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