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Mini biografie di sindaci

Giacomo Mancini (1916-2002)
       
venerdì 04 marzo 2016

Giacomo Mancini nasce a Cosenza il 21 Aprile del 1916, figlio di Pietro Mancini, uno dei fondatori del Partito Socialista Italiano. Avvocato e antifascista nel 1944 Giacomo Mancini entrò a far parte dell'organizzazione militare clandestina a Roma. Dopo la liberazione, rientrato a Cosenza, diventò segretario della locale federazione socialista e membro della direzione nazionale del partito fino al 1948.

La sua esperienza di pubblico amministratore inizia come Consigliere comunale di Cosenza dal 1946 al 1952, entra alla Camera nel 1948 eletto nella lista del Fronte Democratico Popolare e svolgerà il ruolo di deputato per ben dieci legislature.  Nel gennaio del 1953 venne eletto segretario regionale del PSI in Calabria. Nel 1956 Mancini fu chiamato da Pietro Nenni a occuparsi dell'organizzazione del PSI.

All’inizio degli anni sessanta è stato tra i promotori con Nenni dei primi governi dl centrosinistra. Ministro della sanità nel primo governo Moro e Ministro dei lavori pubblici nel secondo e terzo governo Moro e nel primo e secondo governo Rumor, diventando ministro del Mezzogiorno nel quinto governo Rumor. 
Come Ministro dei Lavori pubblici realizzò l'autostrada Salerno-Reggio Calabria e fu durissimo verso gli speculatori dopo la frana di Agrigento del 1966. Consapevole di non disporre di tempi tecnici per poter varare una riforma organica della legge urbanistica del 1942, portò in Parlamento un disegno di legge che, facendo da "ponte" all'auspicata riforma urbanistica, introduceva nella normativa in vigore una serie di disposizioni all'avanguardia (repressione dell'abusivismo, standard urbanistici, obbligatorietà dei piani urbanistici, eccetera). Fu così che nacque la legge 6 agosto 1967 n. 765, detta "legge-ponte". Essa fu il risultato della tenacia di Giacomo Mancini contro le resistenze di numerosi settori della Democrazia Cristiana, coadiuvato dall'allora direttore generale per l'urbanistica Michele Martuscelli, principale ispiratore della nuova normativa.

Il 9 Giugno 1969 diventò vicesegretario nazionale del PSI e si batté per la riunificazione tra PSI e PSDI. Negli anni settanta partecipò attivamente a tutte le battaglie politiche e parlamentari per la difesa dei diritti civili: iniziando da quella per il divorzio. Nel luglio del1976 ebbe un ruolo determinante durante il Comitato centrale del PSI (Midas) che dopo la sconfitta elettorale mise in minoranza la segreteria di De Martino, con l'elezione di Craxi. Durante gli anni di piombo non si associò al fronte della fermezza durante il sequestro di Aldo Moro e gli furono rimproverate dal PCI, debolezze e simpatie verso esponenti di primo piano dell'Autonomia operaia. Non riconfermato alle politiche del 1992, rese a Milano in Procura la testimonianza decisiva per impedire a Bettino Craxi di nascondersi dietro il segretario amministrativo nelle inchieste sui finanziamenti illeciti del PSI, affermò infatti che la gestione di Vincenzo Balzamo si limitava alla tenuta della cassa, ma che il potere assoluto sulle finanze del partito era del segretario politico.

Dopo una breve esperienza come Sindaco di Cosenza tra il 1985 e il 1986, nel 1993 venne rieletto sindaco alla testa di alcune liste civiche non collegate ai partiti tradizionali. Quell'anno, però, prese avvio la sua vicenda giudiziaria, quando alcuni pentiti lo accusarono di presunti rapporti con le cosche mafiose calabresi. Mancini respinse sdegnosamente le accuse che gli venivano rivolte, ma il Tribunale di Palmi, il 25 marzo 1996, lo condannò per concorso esterno in associazione mafiosa. La conclusione della vicenda giudiziaria arrivò solo nel 1999, con l'assoluzione da parte del giudice per l'udienza preliminare e la successiva assoluzione al processo d’appello perché il fatto non sussiste.

Terminate le vicende giudiziarie, Mancini riprese l'attività politica ed amministrativa, dopo un periodo di sospensione dalla carica di sindaco. Ritornò a guidare l'amministrazione comunale cosentina e venne rieletto sindaco al primo turno nel 1997, sostenuto anche dalla coalizione dell'Ulivo. Dopo la dissoluzione del PSI ha fondato il PSE-Lista Mancini.

Giacomo Mancini è morto a Cosenza l'8 aprile del 2002, all'età di 86 anni. Dopo la sua morte, nel 2004 è stata creata a Cosenza la Fondazione Giacomo Mancini con l'intento di conservare e far conoscere il patrimonio di documenti e di esperienze politiche dell'esponente socialista.

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