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Gaetano Guarino (1902-1946)
       
martedì 19 novembre 2013

Gaetano Guarino (Favara, 16 gennaio 1902 – 16 maggio 1946). Sindaco socialista di Favara (AG) nacque in una famiglia di modeste condizioni, la madre era casalinga ed il padre ebanista. Studiò a Palermo e dopo aver conseguito la maturità classica si laureò in farmacia nel 1928. Durante gli anni universitari cominciò a scrivere articoli per L'Avanti!, quotidiano socialista allora clandestino.
Dal 1928 al 1930 lavorò come tirocinante a Burgio (Ag), dove conobbe la sua futura moglie. Nel corso degli anni trenta tornò a Favara per gestire una farmacia. In questi anni Guarino chiese ed ottenne regolarmente la tessera del Partito Nazionale Fascista, per poter proseguire la sua attività.

Nel 1943, subito dopo lo sbarco degli americani in Sicilia, si iscrisse al Partito Socialista Italiano e divenne segretario della federazione del PSI a Favara. Il 2 ottobre del 1944, su proposta del prefetto di Agrigento, Guarino fu nominato Sindaco di Favara, ma si dimise dall'incarico il 15 settembre del 1945 dopo le dimissioni di tre assessori della Democrazia Cristiana.

Gaetano Guarino lottò aspramente contro i grandi proprietari terrieri che sfruttavano i braccianti agricoli e divenne la voce della gente più umile che chiedeva l'attuazione delle leggi Gullo-Segni che destinavano alle cooperative i terreni incolti appartenenti ai latifondi.

Guarino costituì anche una cooperativa agricola, sul modello della cooperativa "Madre Terra" di Accursio Miraglia.  Il 10 marzo del 1946 si svolsero a Favara le elezioni comunali e Gaetano Guarino, sostenuto dal PSI, dal PCI e dal Partito d'Azione, vinse le consultazioni con il 59% dei voti e fu eletto Sindaco; ma la mafia agraria non gli perdonò le sue scelte popolari e dopo appena 65 giorni di sindacatura, fu ucciso il 16 maggio 1946 con un colpo di lupara.  Non mancarono ipotesi alternative (e sicuramente fantasiose) sul suo omicidio, promosse da politici e dirigenti corrotti o collusi con la mafia.  Anche L'Avanti! che sulle prime aveva accusato dell'assassinio i fascisti, dovette fare marcia indietro. I responsabili del suo omicidio, seppur facilmente individuabili, non furono mai arrestati. Per protesta la vedova di Guarino ed il figlio andarono a vivere a Parigi, rifiutandosi sempre di tornare a Favara.

Bibliografia: B. Lentini, G. Limblici: "Favara dalla liberazione al sacrificio di Guarino", 2006

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