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Mini biografie di sindaci

Ernesto Nathan (1845-1921)
       
mercoledì 20 ottobre 2010

Ernesto Nathan nacque a Londra il 5 Ottobre 1845 dalla pesarese Sara N. Levi e da Mayer Moses Nathan. Ricoprì la carica di sindaco di Roma dal 1907 al 1913. Ebreo, cosmopolita, repubblicano-mazziniano, laico e anti-clericale, Ernesto Nathan fu il primo sindaco di Roma estraneo alla classe dei proprietari terrieri che aveva governato la città fino al 1907. Ricoprì la carica di Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia dal 1896 al 1904 e dal 1917 al 1919. L'influenza di Mazzini, amico di famiglia dai tempi londinesi, incise fortemente sul suo orientamento culturale e politico.

Giunse a Roma a 25 anni, nel 1870, per lavorare come amministratore al mazziniano “La Roma del Popolo”. Dal 1879 aderì alla sinistra storica, nello schieramento di Francesco Crispi. Nel 1889 fu tra i fondatori della Società Dante Alighieri. Nel 1898 Nathan fu eletto consigliere al comune di Roma e poi nominato assessore all'Economato e ai Beni Culturali, un incarico amministrativo di grande rilievo mentre la nuova capitale subiva una tumultuosa crescita edilizia e demografica. All'arrivo dei Savoia, nel 1871, Roma contava appena 226 mila abitanti che, trent'anni dopo, nel 1900 sfiorarono il mezzo milione. Anni di frenetiche attività edificatorie, sia per la realizzazione di grandi edifici pubblici e privati, con l'apertura di nuovi assi viari, sia per la creazione di nuovi quartieri residenziali. Fu in questo clima che Nathan, a capo del "Blocco popolare", venne eletto sindaco nel 1907.

Durante l'amministrazione Nathan, tra le tante realizzazioni, furono aperti circa 150 asili comunali per l'infanzia che fornivano anche la refezione. Un numero più che rispettabile, se si pensa che Roma  oggi ha non più di 288 scuole materne.

Un aneddoto famoso narra che, neoeletto sindaco, a Nathan venne sottoposto il bilancio del Comune per la firma. Nathan lo esaminò attentamente e, quando lesse la voce "frattaglie per gatti", chiese spiegazioni al funzionario che gli aveva portato il documento. Egli rispose che si trattava di fondi per il mantenimento di una nutrita colonia felina che serviva a difendere dai topi i documenti custoditi negli uffici e negli archivi capitolini. Nathan prese la penna e cancellò la voce dal bilancio, spiegando al suo esterrefatto interlocutore che d'allora in avanti i gatti del Campidoglio avrebbero dovuto sfamarsi con i topi che avevano lo scopo di catturare e, nel caso non dovessero trovarne, sarebbe venuto a cessare anche lo scopo della loro presenza. Da questo episodio deriverebbe il detto romanesco Nun c'è trippa pe' gatti.

web link: http://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_Nathan

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