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sabato 23 settembre 2017
Amministrative: nuovi Sindaci eletti nel 2017
Mini biografie di sindaci

Emilio Caldara (1867-1942)
       
lunedì 02 luglio 2012

Emilio Caldara nacque a Soresina, in provincia di Cremona, il 20 Gennaio 1867. Tra il 1914 e il 1921 ricoprì la carica di Sindaco di Milano. La sua elezione giunse dopo una lunga militanza nelle fila del socialismo riformista milanese di Filippo Turati.

Consigliere comunale dal 1899 al 1904 e dal 1910 al 1914, Emilio Caldara fu il primo segretario generale dell'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, rimase in carica dal 1901, anno della sua fondazione, fino al 1916. Un anno prima, nel 1900, Caldara aveva pubblicato il saggio "L'autonomia dei Comuni. Municipio vassallo o municipio contraente?" in cui sosteneva che lo Stato dovesse fondarsi sull'associazione volontaria dei Comuni. Tra il 1902 e il 1903 pubblicò sulla rivista dell'Anci il suo principale contributo teorico al nascente movimento comunale: "Le basi moderne dell'autonomia comunale". Testo in cui sosteneva la pari dignità tra i Comuni e lo Stato. Una posizione estremamente moderna in un periodo storico nettamente dominato da una concezione centralista,  in cui pochi osavano mettere in dicussione la supremazia dello Stato sugli altri livelli di governo. Nel 1913, l'anno prima di essere eletto Sindaco,  a Caldara venne riconosciuta la sua esperienza di giurista con l'incarico di redigere le lezioni sul "Comune e la sua Amministrazione" , pubblicate nella "collana rossa" della Federazione italiana delle biblioteche popolari. 

L'elezione di Emilio Caldara a Sindaco di Milano rappresentò un evento storico: era la prima volta che un socialista guidava la seconda città d'Italia. Il Corriere della Sera diede la notizia della sua elezione a Sindaco titolando: "Barbarossa a Palazzo Marino". La vittoria dei socialisti alle elezioni amministrative del giugno 1914, dieci giorni prima dell'assasinio a Sarajevo dell'arciduca austro-ungarico, era stata molto netta. La lista socialista guidata da Filippo Turati ottenne infatti 64 degli 80 seggi del Consiglio comunale milanese. Gli altri sedici andarono ai cosiddetti "costituzionalisti": liberali e conservatori.

La candidatura dell'avvocato Emilio Caldara, sebbene fosse un esperto in questioni amministrative, consigliere comunale da decenni, fondatore e segretario dell'Anci, fu oggetto di duri scontri. Il Corriere della Sera mise in guardia i propri lettori con le seguenti parole: “Non si amministrerà per tutti, ma soltanto per il proletariato rigorosamente socialista".  Mentre dalle colonne dell'Avanti, Benito Mussolini, proponeva di impedire al Re di entrare nel Comune di Milano: "Si sappia che se S.M. Vittorio Emanuele avesse idea di venire a Milano, troverà il portone di Palazzo Marino solidamente sprangato". Ovviamente, la provocazione di Mussolini, allora consigliere comunale,  fu utilizzata dai conservatori per dipingere i socialisti come faziosi.
Oltre le polemiche, nella realtà delle cose, Emilio Caldara, da profondo conoscitore delle norme e dei meccanismi comunali, aveva elaborato con Filippo Turati ed altri amministratori un serio programma di interventi in cui gli obiettivi più rilevanti erano inerenti alle politiche sociali e al rilancio delle opere pubbliche.

Per i socialisti, il Comune doveva garantire sussidi ai disoccupati, ma contemporaneamente procurare posti di lavoro. Doveva calmierare i prezzi dei generi di prima necessità e promuovere l'edilizia popolare. Doveva rendere equa l'imposizione tributaria, con l'imposta sulla proprietà. Intervenendo con decisione sulla "municipalizzazione" già avviata dell'energia elettrica e dei trasporti pubblici, attuata nel 1916. 

Il clima particolare della prima guerra mondiale, consentì alla giunta di Emilio Caldara di gettare le basi di un vero e proprio "socialismo municipale", in cui si riuscì pure a dare vita ad una Azienda consorziale dei consumi per "togliere alla speculazione il rifornimento dei generi alimentari di più ampio consumo" (latte, pane, olio, scarpe, vestiti, legna, carbone ecc.). Una inziativa modello che fu molto gradita dai cittadini di tutte le tendenze, malgrado l'ostilità di una parte degli esercenti. Caldara riuscì inoltre a completare la municipalizzazione dei tram, approfittando della scadenza, nel 1916, della concessione alla Edison. 

La politica assistenziale, come servizio sociale, continuò oltre la guerra e fu un vanto del Comune di Milano. Venne istituito il servizio farmaceutico comunale. Nel campo dell'istruzione, furono costruite molte Scuole elementari e scuole "speciali" per i portatori d'handicap. Nell'ambito dei servizi culturali, portò a conclusione la pubblicizzazione del Teatro alla Scala, con la costituzione dell'Ente Autonomo, il cui primo direttore fu Arturo Toscanini.

Alla fine del suo mandato, alle elezioni del 1921, Caldara pur sapendo che non sarebbe stato riproposto come sindaco dalla maggioranza rivoluzionaria del Psi milanese, accettò di guidare la lista che vinse nuovamente. Diventò sindaco Angelo Filippetti che guidò l'amministrazione milanese solo per pochi mesi, sino all'occupazione di Palazzo Marino da parte delle squadre fasciste il 3 agosto 1922.
La sezione socialista milanese, a maggioranza massimalista, pur esprimendo aspre critiche verso le posizioni patriottiche e pacifiste di Caldara, non sollevò mai critiche rispetto ai risultati amministrativi della sua giunta, evidenti soprattutto nella costruzione di case popolari e nella ricostruzione del porto fluviale della città, durante gli anni del primo dopoguerra. 

La grandezza di Emilio Caldara fu quella di essere veramente "il sindaco di tutti i milanesi" come sottolineò lo stesso Turati. All'inizio del 1919, ricevendo a Palazzo Marino il Presidente degli Stati Uniti d'America Woodrow Wilson, al quale fu dedicato un concerto alla Scala, pronunciò un discorso memorabile in cui riaffermava i valori della democrazia, i diritti di rivendicazione dell'eguaglianza economica e di autodeterminazione dei popoli. Si attirò per questo la riprovazione della maggioranza rivoluzionaria della sezione socialista milanese ed il futuro Sindaco Filippetti sostenne la necessità di deferirlo alla direzione del partito.  

Nell'aprile del 1934 Emilio Caldara incorse in un grave errore politico, tentando di riavvicinarsi sui temi della politica del lavoro e del corporativismo a Benito Mussolini, suo vecchio compagno di partito. L'opposizione di un autorevole gerarca fascista come Roberto Farinacci fece fallire il suo tentativo. Nel corso del secondo conflitto mondiale, morì nella sua Milano il 31 ottobre del 1942.

Fonte: "Il Socialismo Municipale" di Emilio Caldara, MB Publishing, 2005

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