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Mini biografie di sindaci

Emanuele Notarbartolo (1834-1893)
       
venerdì 14 gennaio 2011

Emanuele Notarbartolo nacque a Palermo il 23 febbraio 1834 in una famiglia dell'aristocrazia palermitana. Rimase presto orfano di entrambi i genitori e sino a ventitre anni visse in Sicilia. Nel 1857 si trasferì prima a Parigi, poi a Bruxelles e a Londra, dove conobbe Michele Amari e Mariano Stabile, esuli siciliani ed esponenti del risorgimento. Coltivando gli studi di economia e di storia si avvicinò agli ambienti del liberalismo. Rientrato in Italia si stabilì a Firenze dove conobbe alcuni personaggi chiave della futura vita politica italiana e siciliana. Con Francesco Lanza di Scalea militò nel 1859 nell'esercito piemontese e partecipò, sia pure marginalmente, all'impresa dei Mille. Conobbe la prigione e dopo varie vicissitudini rientrò a Palermo, sposò Marianna Merlo, si dimise da ufficiale e si diede alla politica. Militò tra i moderati di destra guidati dal sindaco di Palermo, Antonio Starrabba di Rudinì, che lo volle tra i suoi assessori. Nel 1869 fondò e diresse il “Corriere Siciliano”, dalla cui direzione si dimise perché invitato ad entrare nel consiglio di amministrazione dell'Ospedale di Palermo. Successivamente ne divenne presidente, ne migliorò le strutture, raddoppiò i posti letto, sanò le finanze.

Dal 28 settembre 1873 al 30 settembre 1876 ricoprì la carica di sindaco della città. Si guadagnò la reputazione di uomo onesto, integerrimo e perseverante. Tra le sue opere si ricordano: la posa della prima pietra del teatro Massimo, il prolungamento della via Libertà da piazza Alberico Gentili fino a villa Pajno, i lavori di costruzione del cimitero dei Rotoli e del nuovo porto di Palermo.

Conclusa l'esperienza di sindaco, nel 1876 gli venne offerta la carica di direttore generale del Banco di Sicilia, che amministrò con oculatezza, onestà e competenza. Istituì i concorsi fra le società operaie di mutuo soccorso, aiutò la cassa dei piccoli prestiti per gli operai, sviluppò la cassa nazionale di assicurazione contro gli infortuni degli operai sul lavoro, creò le cucine economiche durante l'epidemia di colera del 1885. 

Fu costretto a lasciare la direzione del Banco nel 1890. Subì un sequestro, ottenendo la liberazione dopo il pagamento di un forte riscatto; restò nell'ombra per un breve periodo, poi tornò alla ribalta con delle rivelazioni che coinvolgevano il capomafia di Caccamo e deputato nazionale Raffaele Palizzolo e altre personalità della politica palermitana.

Il pomeriggio del 10 febbraio 1893 fu assassinato mentre viaggiava in treno nei pressi di Termini Imerese. Il suo fu il primo delitto eccellente compiuto dalla mafia.

Emanuele Notarbartolo è ricordato da un busto marmoreo, opera dello scultore Antonio Ugo, posto nell'atrio del palazzo delle Finanze, in corso Vittorio Emanuele a Palermo, allora sede del Banco di Sicilia.

Fonte web: http://www.comune.palermo.it/archivio_biografico_comunale/schede/emanuele_notarbartolo.htm

  

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